Apr 21

Il Dedalo di Mitoraj resta a Pompei, a ricordare un grande successo della Fondazione Terzo Pilastro

Tre milioni e duecentomila visitatori nel solo 2016 e una scultura, il maestoso Dedalo, donata agli Scavi di Pompei. E’ lo straordinario bilancio dell’iniziativa che, grazie alla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, ha portato per un anno (dal 14 maggio dello scorso anno al 1 maggio del 2017) trenta sculture monumentali in bronzo del grande artista polacco nel sito archeologico vesuviano. La notizia della donazione del Dedalo, auspicata dal Presidente della Fondazione Terzo Pilastro Emmanuele F.M. Emanuele già all’inaugurazione della mostra, è stata annunciata il 20 aprile dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini.

La mostra pompeiana, in uno scenario unico al mondo, testimonia la potenza della sinergia antico-contemporaneo e ha realizzato una delle ultime volontà dell’artista. Un vero e proprio caso di testamento esaudito: in virtù della sintonia intellettuale che li univa, prima di morire Mitoraj confessò al Prof. Emanuele il sogno di esporre le sue opere in un’altra cornice classica, oltre a quella di Agrigento dallo stesso Prof. Emanuele finanziata nel 2011. «L’esposizione rappresenta l’auspicato proseguimento di quella allestita nel 2011 alla Valle dei Templi di Agrigento. È un connubio di bellezze ormai sperimentato, che fa dialogare la storia antica con il linguaggio artistico contemporaneo, in una simbiosi perfetta fra antico e moderno», ha ricordato il Prof. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e anima del progetto.

Il Tempio di Venere, la Basilica, il Foro, Via dell’Abbondanza o le Terme Stabiane sono i loci pompeiani che in tutti questi mesi non si sono limitati a fungere da suggestiva location per le statue del Maestro ma le hanno inglobate e confuse in una miscela atemporale e archetipica. Le rovine di Pompei cercano completamento nelle figure bronzee, tracciando un’unica linea trasversale, capace di abbracciare archeologia e poetica postmoderna, forma classica e riscritture sperimentali. Le statue ferite dialogano con gli scavi in una dialettica che si mette al servizio della bellezza di ieri e di oggi, quella canonica e quella scomposta, illustrando gelosia, eros, sofferenza, amore, solitudine, destino. Grazie al genio monumentale di Mitoraj abbiamo la sensazione di riuscire a sopportare da vicino la grandezza di questi concetti senza tempo. A tratti ci sembra di poterne sorreggere il peso e la gravità, e sospendendo il respiro per un attimo, di poter finalmente capire. La solennità dell’archeologia di Pompei non oscura il bronzo, l’equilibrio architettonico del sito, non mette a tacere le voci dei personaggi scolpiti dall’artista.

Dei ed eroi nelle strade e le piazze di allora. Il Dedalo di Mitoraj troneggia al Tempio di Venere e il suo Centauro al Foro, come fossero attori sul palcoscenico. Un caso di convivenza esemplare, in cui la storia non abita lontano ma rivive in una scelta estetica attuale. I tormenti dell’uomo trovano espressione e le informazioni del suo DNA culturale sono trasmesse correttamente attraverso il messaggio mitologico, il solo lessico in grado di raccontare cielo e terra, firmamenti e polveri, sacralità ed errori umani.

A esaltare questa pagina della nostra vita culturale concorre anche la donazione voluta da Jean Paul Sabatié, direttore artistico della mostra, e dalla Galleria Contini, co-organizzatrice dell’evento di Pompei, su proposta del Prof. Emanuele: il Dedalo resterà al parco archeologico, eterno simbolo e ricordo di un matrimonio senza precedenti. Tale iniziativa testimonia il profondo legame che ha unito i principali attori di tutta la vicenda ad Igor Mitoraj, a cominciare dal Presidente Prof. Emanuele, il quale, come detto, diede al Maestro la propria parola quand’era in vita ed è infine riuscito a realizzare il suo ultimo sogno artistico, per  finire con Stefano Contini, che di Mitoraj era (ed è tuttora) gallerista e strenuo promotore, oltre che amico fraterno dal lontano 1985.

Giova tuttavia ricordare la scarsa attenzione mostrata dal mondo della politica all’attività della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo in questa circostanza (ancora una volta). L’allora Presidente del Consiglio Renzi ed il Ministro dei Beni culturali Franceschini, il primo visitandola, il secondo prima e durante l’inaugurazione, nel parlare di questa mostra, di cui si sono attribuiti il merito, hanno sistematicamente ignorato il ruolo di propositore e di realizzatore della Fondazione Terzo Pilastro. E a far da controcanto a questa non cortese e deliberata non attenzione, anche il Soprintendente Osanna ha fatto la sua parte, attribuendosi ruoli ed iniziative (il dono dell’opera a Pompei) che non gli appartengono. Non resta allora che sperare che il Dedalo di Mitoraj sia ben piantato e non scappi, come accadeva, invece, con le statue del Dedalo inventore le quali, secondo le fonti classiche, erano talmente perfette e simili al vero da dover essere legate al piedistallo, onde evitarne la fuga.